Chitarre

Piaci se vai

con l’anfora sulfurea

nel palmento.

Piace

il tuo giubbetto a corazza

e la gonna

di fitte piegoline

che ti scopre

le buone caviglie.

Nel chiarore dell’alba

tintinna l’ottone

al collo delle vacche.

Qualcuno

che accomoda il torchio

ricorda l’odore

dell’olio d’oliva

nei tuoi molti capelli.

Si scioglie la luna

nei getti felici del mosto

che scorre nell’imbuto.

E tu, amore,

riversa sotto il traino,

ora che si accende

e vacilla il petrolio

alla lanterna,

ti riposi

ad una breve cantilena

d’organetto.

Questa notte

alI’ aroma del fieno

berremo il vino nuovo

come tu volevi.


I tini sono vuoti nel palmento

e la lucerna illumina al padrone

la bocca della donna forestiera.

E si lamenta, piange la chitarra

                                   del massaro.

Fra le raspe dell’uva nella strada

la bambina con il viso di mosto

guarda la luna negli occhi del bove.

E si lamenta, piange la chitarra

del massaro.

Rosaria lava

all’ombra d’un ulivo;

di sopra canta

il passero d ‘estate.

Sogna le scarpe

e ninnoli di fiera;

e l’ acqua scorre

per andare al sole.

Stende in amore

la cuffietta azzurra;

scivola in acqua

il pezzo di sapone.

Il vino rosso

va dentro la stalla.

C’è voglia di ridere, ballare ,

e i coltelli

stanotte sono a casa.

Con uomini e chitarre

il maresciallo torna alla caserma.

Al fiume

chitarre in penombra

son finite nel gelo

dei chiarori.

Beccai nella piazza

agganciano fuori

le teste dei capretti

e un cane lento

ne beve le stille.

Si sveglia

nei vicoli il dialetto,

dalle stalle comincia

la nausea del fieno.

Bussa il giorno

al mio corpo:

stanche di tenermi

risuonano le ossa.

Tarantella d’ estate

che fai vibrare

i seni alle ragazze

e ribattere il piede

alla vecchiaia

che sa di baffi

e sigaro toscano,

tu finirai stanotte

con le stelle

se qualcuna

condotta per mano

salirà verso i vigneti in fiore

mentre in giro per l’ aia

Si assaggia

il vino d’una botte antica.

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