F. Costabile nella Roma anni ’50 e ’60

Un rinnovato fervore culturale si respirava nella città di Roma nei vari campi. L’Italia, infatti, in quel preciso momento storico, si apprestava a vivere quello che sarà poi definito il boom economico.

In ogni settore c’era una vitalità finora sconosciuta, ci si sentiva come protagonisti di un qualche cosa che di lì a poco sarebbe accaduto e a cui nessuno poteva rinunciare.

Riviste culturali nella Roma del tempo

Per rendersi conto di questo rinnovato fervore culturale basta pensare sia alle numerose riviste di letteratura e arte, ( La Fiera letteraria, Europa Letteraria, Botteghe Oscure) alle quali anche Costabile collaborò.

Gli artisti di Piazza del Popolo

In quel luogo, negli anni ’60 si poteva incontrare tutta una folla di personaggi: Tano Festa, Francesco Lo Savio, Marco Schifano, Franco Angeli, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Renato Guttuso, Ennio Flaiano.

In questa cerchia, così come in altre forme di incontro, si respirava un’atmosfera diversa, si volevano rinnovare i modi di dire e di fare, i sogni e i desideri.

Avanguardie letterarie e artistiche

Questi intellettuali e artisti da una parte traevano linfa dalle passate avanguardie del futurismo e del dadaismo, dall’altra si proiettavano verso nuovi orizzonti che in parte erano preparazione della pop art.

Questi artisti esposero variamente le loro opere alla Galleria “Tartaruga” di Roma sul finire degli anni’50, frequentata attivamente dagli artisti italiani.

La corrente di avanguardia del Gruppo ’63

Essa aveva preso l’avvio dall’Antologia dei Novissimi, tendevano a forme innovative di linguaggio poetico–letterario, che dessero spazio soprattutto alla strutturazione di schemi fono-sintattici sperimentali.

Il cinema nella Roma degli anni ’60

Nel cinema Fellini, Michelangelo Antonioni creavano forme espressive nuove, mettendo al centro tematiche come il senso di alienazione e dell’incomunicabilità.

Condizione umana di Franco Costabile

Franco Costabile, In quel fervore culturale nuovo, vedeva frantumarsi il vecchio gruppo di amici letterati e artisti che avevano ruotato intorno alla figura di Giuseppe Ungaretti, e rimaneva a volte disorientato

Inoltre viveva nelle difficoltà che gli derivavano dalla vita quotidiana, ma cercava sempre di relazionarsi alla vita culturale della capitale e non cessava di rivendicare il suo ruolo di letterato e di poeta.

Trovò particolare amicizia e conforto nel pittore argentino di origini calabresi Enotrio Pugliese, a cui lo legavano anche comuni visioni sulla realtà della Calabria e del Sud d’Italia.

Ogni tanto Franco Costabile dedicava qualche scherzosa poesia all’amico Enotrio. Antonio Iacopetta cita questo esempio: “La questione/è di vedere se/l’acciuga del muratore/potrà diventare/l’aragosta del cardinale”. 

Franco Costabile era consapevole della validità della sua poesia e disposto anche a innovare contenuti e forme di quella precedente.

Le relazioni letterarie di Franco Costabile

Lo scambio epistolare con Elio Vittorini, che gli consigliava di passare da una poesia, ricca di grazia e colore, a una più impegnata sulla problematica sociale e politica. 

Partecipazione ai premi letterari

Partecipava anche ai premi letterari senza il successo che si attendeva. Nel 1961 dava alle stampe la sua seconda opera di poesia “La rosa nel bicchiere”, Editore Canesi di Roma, nella collana diretta da Giuseppe Ravegnani, “L’arciere”.

A questa edizione, che raccoglieva scritti dell’intero periodo degli anni ’50, non furono più apportate modifiche mentre l’autore era ancora in vita. 

A vent’anni di distanza dalla morte del poeta apparvero due nuove pubblicazioni della Rosa: – quella curata da Francesco Adornato per le edizioni “Qualecultura” di Vibo Valentia

Fu seguita da un’altra curata da Antonio Iacopetta per il numero speciale della rivista mensile “La Provincia di Catanzaro”, n. 5-6.

Paesi e persone dimenticate sono i protagonisti di “La rosa nel bicchiere” che inizia con tredici brevi elegie, quasi degli haiku, raggruppate con il titolo “Mosche”; prosegue con componimenti più complessi.

Alla fine Costabile approdò alla soperta della Terra reale, quella della sofferenza e della rabbia degli ultimi.

Questi sentimenti di protesta e indignazione verso la condizione del Sud si manifesta chiaramente in poemi come “Ultima uva” che si conclude con un monito ai politici

Ne La rosa nel bicchiere Costabile approfondisce la visione pessimistica della vita, è consapevole dell’impossibilità di una ricomposizione con il mondo della sua infanzia e prima giovinezza.

Nel 1964 alcune liriche vengono pubblicate sul volume “Sette piaghe d’Italia” insieme a racconti di Sciascia, Rea, Zanzotto e altri autori. Molto significativa in questa antologia è la lirica “1861” .

Il problema della emigrazione

L’integrazione del Paese nel MEC (Mercato Comune Europeo), il diffondersi dei beni durevoli di massa (frigoriferi, televisioni, automobili…), la competitività raggiunta dal nostro sistema economico, furono questi i fattori fondamentali che determinarono un rapido sviluppo. 

Ma questi risultati in Italia furono possibile anche a un vero e proprio esodo che riguardò milioni di meridionali, che fuggirono dalle condizioni di arretratezza per emigrare nel centro Europa e nel triangolo industriale del Nord Italia

Qualche effetto positivo di quello che avveniva altrove trovava riverbero anche da noi: gli anni sessanta in genere sono ricordati con nostalgia dai nostri nonni e dai nostri genitori.

Ma contemporaneamente le nostre città del Sud Italia ed i nostri comuni si spopolavano delle persone più giovani, l’agricoltura era in situazione di arretratezza e molte piccole attività economiche incontravano sempre maggiori difficoltà .

Questo fenomeno di spopolamento fu presente in tutte le realtà del meridione, ma assunse percentuali notevoli soprattutto nelle aree e nei centri urbani ancora fortemente legati al mondo agricolo. 

Esso registrò, nonostante il boom demografico, una diminuzione della popolazione nel decennio 1959-1969 (dai 20.258 abitanti de 1959 si passò ai 17.245 del 1969).

Si può comprendere benissimo, dunque, come Costabile, che assistette con dispiacere a questo mutamento della propria terra, abbia deciso di compiere un’opera di demistificazione della condizione meridionale.

Non è difficile immaginare cosa deve aver provato quando, ritornato ogni tanto dopo lunghi periodi di assenza, vedeva che le cose erano addirittura peggiorate e le speranze di riscatto sempre più lontane.

Egli, infatti, pur vivendo nella capitale, aveva sempre vivo nell’animo il ricordo dei luoghi della sua infanzia, degli odori e dei suoi profumi, che amava nonostante l’arretratezza economica, sociale, culturale.

Ma il venire meno delle possibilità di qualsiasi riscatto per  generò nell’animo di Costabile un’accentuazione di quel sentimento di fatalismo

Esso, seppur presente nelle composizioni precedenti e in particolare nella raccolta “Via degli ulivi ed altre poesie”, tuttavia era in qualche misura compensato dalla nostalgia della propria terra.

La scomparsa del canto e della nostalgia, la consapevolezza di un’irrimediabile disgregazione della gente che abitava nella propria terra diviene metafora di un insanabile contrasto del poeta con la vita del suo tempo.

Questa solitudine di Costabile di fronte ad un mondo, che pur sembrava preso dal ritmo vorticoso del progresso materiale, richiama l’attualità del suo messaggio poetico.

Come tutti i grandi poeti Costabile non è facilmente classificabile. Antonio Iacopetta, nella prefazione alla nuova edizione di “Via degli ulivi” Lamezia Terme 2004, evidenzia che in lui si mescolano in maniera originale le suggestionidell’ermetismo con la sensibilità sociale del neorealismo.